PIEDE PIATTO

Un piede si dice piatto quando vi è diminuzione o assenza dello spazio che intercorre tra la parte interna della pianta ed il suolo. In realtà, il piede piatto è una condizione più complessa, poichè si verifica un’alterazione muscolo-legamentosa, ma soprattutto un’alterazione della struttura ossea: il calcagno è slittato verso l’esterno (valgismo), l’astragalo è dislocato verso l’ interno (adduzione), l’avampiede è rivolto verso l’ esterno (abduzione) con il primo metatarso sollevato (supinazione) rispetto agli altri. Sulla base di dati forniti da speciali apparecchiature (podoscopio o pedana baropodometrica), il piattismo viene distinto in quattro gradi a gravità crescente. Inoltre, in base ad alcune caratteristiche legate soprattutto all’ età, viene distinto in:

  • piede lasso dell’infanzia
  • piede piatto valgo del fanciullo
  • piede piatto inveterato dell’adulto

Quando non è necessario intervenire chirurgicamente, il trattamento prevede la realizzazione di plantari personalizzati che variano a seconda delle caratteristiche del piattismo. Quando è necessario si associa la ginnastica posturale effettuando la rieducazione del cammino ed esercizi specifici.

PIEDE CAVO

Il piede è cavo quando, poggiato al suolo, la parte centrale della pianta perde il contatto con il suolo; in base alla gravità della perdita di contatto si distinguono diversi gradi di cavismo. Il piede cavo è molto più diffuso di quanto si creda, più del piede piatto: circa l’80% delle donne adulte presenta un discreto piede cavo che nella metà dei casi non causa dolore.

Il trattamento differisce in base al grado del cavismo e all’età del soggetto. La terapia podologica consiste, previa escissione di eventuali callosità, nella realizzazione di un plantare personalizzato per contrastare la metatarsalgia (infiammazione dei metatarsi) ed aumentare i punti di contatto della pianta del piede con il suolo; nella realizzazione di ortesi in silicone, qualora anche le dita siano alterate nella forma e quindi nella funzionalità.

PIEDE PEDIATRICO

Con il termine piede pediatrico s’intende il monitoraggio dell’appoggio plantare sapendo che tutti si nasce con il piede piatto e poi all’età dei 3 anni il piede comincia a formarsi e delineare la consequenziale struttura. Lo strumento principe per il monitoraggio e diagnosi del piede pediatrico è il podoscopio, che permette di valutare l’impronta plantare, secondariamente fornisce informazioni indirette sull’assetto del calcagno e sull’atteggiamento delle dita, che però si valutano meglio con l’associazione dell’esame clinico ed altre strumentazioni come la pedana baropodometrica. L’esame podoscopico non è significativo prima dei 3 anni in quanto il piede piatto è fisiologico.
Il podologo procede con lo screening e il monitoraggio del piede piatto nella sua evoluzione mediante esami clinici ed esami strumentali per poi valutare il momento di curarlo preventivamente con dei plantari su misura e quando è necessario con la ginnastica posturale effettuando esercizi specifici e rieducazione del cammino.

PIEDE GERIATRICO

Le malattie del piede sono riscontrabili a tutte le età, ma dopo i 60 anni ci ritroviamo tutto quanto abbiamo trascurato durante la vita.
Spesso infatti il piede ha sofferto per l’usura o per atteggiamenti scorretti causati dal dolore.
Quindi il piede dell’anziano è caratterizzato da una struttura dove il compenso ( inteso come possibilità di riduzione di una deformità) non è più possibile, dove l’elasticità non è più d’aiuto e dove la stanchezza ha preso il sopravvento.
Di fronte a queste alterazioni, è importante affrontare questo disturbo con dei plantari su misura con lo scopo di diminuire la sintomatologia dolorosa, ma anche di ripristinare una fisiologica deambulazione.

PIEDE REUMATICO

L’Artrite Reumatoide è una patologia sistemica autoimmune che colpisce spesso il piede e la caviglia determinando dolore, invalidità e difficoltà nella deambulazione. Una precoce cura di questa patologia può limitare e ritardare l’insorgere di deformità podaliche quali: valgismo del 1° dito, rigidità della 1° MT, dita a griffe, dita a martello o ad artiglio, lesione dei tessuti molli, ipercheratosi, metatarsalgie , piede piatto e valgismo del calcagno.

Nel paziente affetto da malattie reumatiche, la strategia podologica si propone di:

  • Ridurre la sintomatologia dolorosa
  • Mantenere o ripristinare l’integrità dei tessuti cutanei
  • Ripristinare la funzione articolare e muscolare
  • Prevenire la deformazione ossea

Il podologo interagendo con il medico di medicina generale (medico di famiglia) e medici specialisti interviene sul piede reumatico in simbiosi con le loro cure costruendo dei plantari su misura per ridurre i dolori.

PIEDE DIABETICO

Con il termine piede diabetico si intende una serie di alterazioni tipiche dell’arto inferiore indotte dalla polineuropatia (affezione delle fibre nervose) e/o dall’arteriopatia (affezione di una o più arterie). La polineuropatia comporta un deficit della sensibilità tattile, dolorifica, pressoria e propriocettiva. Tale deficit provoca l’assunzione di posizioni anomale che sforzano articolazioni e tendini e portano, a lungo andare, a deformazioni irreversibili che a loro volta causano traumatismi e alterano la pressione sulla pianta del piede. Ne consegue la formazione di ipercheratosi che può determinare la lesione del tessuto sottostante, con il rischio di infezione. Un’ altra conseguenza della polineuropatia è l’ alterazione dell’ idratazione: il piede appare secco e screpolato.
L’ arteriopatia può manifestarsi con dolore ai polpacci dopo uno sforzo muscolare e, nella maggior parte dei casi, interessa entrambi gli arti. E’ fondamentale, per i pazienti diabetici, effettuare periodicamente la visita podologica, al fine di prevenire eventuali ulcere del piede.